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La donna nel 118: cosa ne pensa Croce Azzurra?

La donna nel 118: cosa ne pensa Croce Azzurra?

In occasione della Festa della Donna la nostra associazione ha deciso di intervistare volontari e dipendenti, donne e uomini di diverse età e con diverse esperienze, a proposito della presenza della figura femminile all’interno del mondo del 118 e dell’Emergenza-Urgenza, per svelare tutte gli aspetti di questa realtà che non sempre è scontata come sembra.

Per prima cosa abbiamo chiesto alle volontarie se, come donne, si sentano accettate dai colleghi e ne risulta che il clima dell’associazione favorisce la crescita di un rapporto di complicità tra i vari membri dell’equipaggio sin dai primi anni di operato. Secondo la controparte maschile la presenza delle donne all’interno del mondo del 118 rappresenta la normalità, soprattutto in un’associazione come la nostra in cui il sesso femminile raggiunge una cospicua percentuale anche all’interno degli organi dirigenziali.

La seconda domanda posta alle volontarie riguarda le difficoltà che si trovano ad affrontare durante il servizio: tutte le intervistate evidenziano le situazioni che richiedono una determinata forza fisica e della stessa opinione sono i colleghi maschi.

È un fatto consolidato che la forza lavoro, mediamente, diminuisca con la presenza di una donna nella squadra ma, come precisa un volontario, non bisogna fare di tutta l’erba un fascio: questo aspetto di fisicità deve essere contestualizzato rispetto ad ogni singolo soccorritore, a prescindere dal sesso.

Punto di forza della donna è la sensibilità: la presenza femminile all’interno dell’equipaggio a volte è utile a tranquillizzare il malato e la sua famiglia ed è spesso fondamentale per mettere a proprio agio le pazienti donne soprattutto, ma non solo, nei casi di problematiche uro-genitale e ostetrico-ginecologiche.

L’ultimo punto trattato riguarda le possibilità che ha una donna di entrare a far parte del mondo del volontariato, infatti è risaputo che il sesso femminile in media dedica meno tempo a questo tipo di attività, non per un minore senso dell’altruismo ma per una ridotta disponibilità di tempo che invece viene dedicato al lavoro, alla famiglia e alla casa.

Per quanto riguarda il mondo del 118 la questione presenta ulteriori sfaccettature infatti, come sottolinea una delle nostre volontarie, le probabilità di approdare al volontariato sono le stesse, quello che cambia è la possibilità di mantenere l'impegno con costanza.

La gravidanza e la maternità, infatti, sono incompatibili con questo tipo di volontariato, la loro durata comporta la perdita di tutte le qualifiche conseguite negli anni e alla fine occorrerà ripetere il corso e l’esame di accreditamento.

Questo è il motivo per cui nella nostra associazione non ci sono volontarie dai 30 ai 40 anni, salvo rarissime eccezioni, mentre le volontarie in forza con figli hanno intrapreso la strada del volontariato solo anni dopo la gravidanza o svolgono solo mansioni dirigenziali.

La nostra associazione vanta presenze femminili all’interno tutti i ruoli (autista, capo equipaggio e soccorritore), per tutelare la salute fisica di volontari e dipendenti, si cerca da sempre di assemblare l’equipe in modo che siano sempre presenti almeno due uomini.

Sebbene a primo impatto la presenza femminile possa apparire come uno svantaggio, la verità è che gli elementi che compongono l’equipaggio sono intercambiabili sotto la maggior parte degli aspetti e dove non lo sono risultano perfettamente complementari.

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